Fegato Grasso

Steatosi, quando il fegato è grasso

La steatosi (il cosiddetto fegato grasso) costituisce un’alterazione epatica molto comune. Si stima che questa condizione sia presente in circa un quarto della popolazione mondiale e, particolarmente nel mondo occidentale, stia divenendo la malattia di fegato più diffusa, nonché la prima causa di alterazione degli enzimi epatici (transaminasi), di cirrosi epatica, di tumore del  fegato e di necessità di ricorso al trapianto.

 

I rischi di un fegato grasso

Trascurandone le cause, infatti, in circa il 20%-25% dei casi si hanno processi infiammatori e necrotici del fegato (steatoepatite) che conducono progressivamente alla formazione di fibrosi, ovvero  un danno irreversibile che nello spazio di alcuni anni può portare allo sviluppo di cirrosi epatica. La cirrosi epatica rappresenta l’esito finale di malattie del fegato di varia natura e costituisce l’ultima tappa di vari processi cronici, che – come la steatosi epatica – decorrono spesso in maniera del tutto asintomatica.

La steatosi epatica, inoltre, si inserisce in una sindrome molto più ampia, che si chiama sindrome metabolica: una condizione multifattoriale che si sviluppa attorno ad uno stato di insulino resistenza, le cui manifestazioni cliniche comprendono anche l’ipertensione arteriosa, l’obesità, la dislipidemia, il diabete mellito di tipo 2, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischio cardiovascolare.

 

Diagnosi e trattamento
Per tutti questi motivi, affinché la steatosi epatica possa essere trattata con opportuni provvedimenti prima che ne insorgano le complicanze, diventa di cruciale importanza avere a disposizione mezzi diagnostici di facile impiego da utilizzare su una fetta di popolazione così ampia.
È l’ecografia a rappresentare la metodica più valida per identificare la presenza steatosi epatica e stimarne il grado: applicabile a tutti i pazienti in quanto non invasiva, indolore e ben tollerata, priva di controindicazioni e complicanze di alcun tipo, a basso costo e facilmente riproducibile, essa è la prima scelta non solo nell’iter diagnostico di questa patologia, ma anche nel suo monitoraggio nel tempo.

Inoltre, offre il vantaggio di poter contestualmente consentire una prima stima della presenza di un’eventuale evoluzione fibrotica dell’epatopatia e della sua entità e la possibilità di identificare eventuali complicanze legate all’evoluzione stessa della malattia (epatocarcinoma, ipertensione portale).

 

L’importanza dell’ecografia
I cambiamenti ecografici che caratterizzano la steatosi sono molti ed hanno un potere diagnostico molto elevato se vengono considerati tutti insieme.
Quelli principali includono l’ingrandimento dimensionale del fegato in vari gradi (epatomegalia), un’aumentata brillantezza del fegato al confronto con la porzione corticale del rene, che invece dovrebbero presentare il medesimo colore (iperecogenicità) e l’attenuazione degli ultrasuoni, che vengono assorbiti dalla presenza del grasso e non riescono a penetrare negli strati più profondi del fegato.
Poiché la valutazione ecografica della steatosi è prevalentemente qualitativa e il metodo è altamente dipendente dalla sensibilità dell’esaminatore, è da ritenersi molto utile nell’inquadramento ecografico del paziente con steatosi la presenza di una figura professionale con competenze internistiche e che interagisca sistematicamente con il clinico in un confronto multidisciplinare.
Inoltre, poiché in questa patologia la collaborazione del paziente è fondamentale nel processo terapeutico (che prevede profonde modificazioni nelle abitudini alimentari e nello stile di vita) è di cruciale importanza coinvolgere il paziente e condurlo il più possibile alla comprensione della patologia, mostrando e spiegando a lui stesso le modificazioni ecografiche da correggere e gratificandolo sottolineando i progressi ottenuti nel tempo.

 

I consigli del gastroenterologo, dottor Mario Gatti
Cosa può fare il paziente?

  1. Ecografia positiva per steatosi:
    1. Il paziente deve procedere con un “controllo esami per la funzionalità epatica” (AST – ALT – Gamma GT)
    2. Controllo con il gastroenterologo che analizzerà gli esami e l’ecografia eseguita e indicherà al paziente come proseguire: ecografia ed esami ematici devono essere ripetuti annualmente

La steatosi è un evento clinico che può virare verso una condizione clinica: steatoepatite che ha un aspetto prognostico più sfavorevole.

Cosa si può fare per non peggiorare la situazione diagnosticata inizialmente?
1. Dieta
2. Terapia appropriata se gli esami di funzionalità ematica sono alterati.

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