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Stress da Covid-19, l’importanza di parlarne

I numeri dei contagi diminuiscono, ma stress e ansia possono continuare a perseguitarci. Ne parliamo con la Dott.ssa Danila Beltrame, Psicologa e Psicoterapeuta di Clinica San Martino.
 

Oggi, lunedì 3 agosto è uscito sul Giornale di Lecco l’intervista alla Dott.ssa Danila Beltrame, Psicologa e Psicoterapeuta presso la nostra Clinica di Malgrate (Lc). Con lei abbiamo parlato del rapporto tra Stress e Covid-19. Vi riportiamo l’articolo pubblicato sul giornale e qualche risposta inedita.
 

Vi ricordiamo che è possibile prenotare un colloquio con la Dott.ssa Beltrame presso la Clinica San Martino di Malgrate, chiamando lo 0341 1695111 oppure effettuare un videoconsulto psicologico online prenotandolo dal sito www.clinicasmartino.com.
 

Quali sono i sintomi da stress da Covid-19?

Dallo scorso febbraio la nostra quotidianità è davvero cambiata. Il Coronavirus ha invaso i nostri corpi ma anche le nostre menti.

La risposta che ciascuno di noi mette in atto per rispondere alla minaccia di questa pandemia è del tutto personale e peculiare: essa, in ogni caso, rappresenta il nostro tentativo di adattamento ad un mondo trasformato e sconosciuto, un tentativo finalizzato a recuperare il senso di padronanza. È in questo senso che ciascuno di noi risponde alla minaccia utilizzando gli strumenti che gli sono propri, che derivano dal proprio modo di fare esperienza e da molti altri aspetti (il suo temperamento, le sue risorse fisiche, psicologiche, relazionali, …)

Tutti noi, di fronte ad un evento potenzialmente stressante, manifestiamo una reazione psicofisica più o meno intensa e di durata variabile, che fisiologicamente richiederà un certo lasso di tempo per diminuire, calmarsi ed estinguersi; tuttavia, in alcuni casi, i segnali/sintomi non scompaiono in pochi giorni ma invece rimangono numerosi, intensi, si consolidano e permangono per un periodo di tempo più lungo.

Ecco perché, pur essendo stati esposti allo stesso evento abnorme, alcune persone vanno incontro ad una risposta “patologica” mentre altre possono ripristinare in maniera soddisfacente e in breve tempo il loro livello di attivazione.

E’ come se l’evento di per sé avesse la caratteristica di essere potenzialmente traumatizzante per tutti gli individui esposti; ma quello che poi sposta l’ago della bilancia tra un evento che diventa traumatico (o una minaccia che incombe per un lungo periodo di tempo) a uno che non lo diventa è la capacità dell’individuo di adattarsi all’evento stesso ovvero, in altro caso, la capacità di questo evento di sovrastare ed annientare la resilienza dell’individuo che inizia a vivere in uno stato di impotenza totale, come essere in balia di quanto accade senza poterne avere alcun controllo. Viene meno il senso di sicurezza e stabilità e si alimentano sintomi come paura, ansia, panico, angoscia, tristezza, preoccupazione, il sonno può risultare più frammentato con diversi risvegli notturni, perdendo così la sua importantissima funzione ristoratrice.
 

Come può aiutare parlarne con uno psicologo?

Il tema del benessere psicologico in questo frangente e spaccato di storia dell’umanità dovrebbe essere un tema particolarmente caro a tutti. Dovrebbe, ma ancora, in alcuni casi, prevalgono i pregiudizi e la scarsa consapevolezza nell’aver bisogno di un aiuto professionale.

Eppure, questa pandemia coinvolge gli aspetti più centrali della nostra vita: la sicurezza fisica e la malattia, le condizioni economiche e il risvolto psicologico del vivere rinchiusi in casa e separati dagli altri, il timore di ammalarsi, la possibilità di morire o di perdere i propri cari, la nostra limitata capacità di controllare ciò che ci circonda.

Parlare con uno psicologo significa darsi la possibilità di fermarsi; in qualche modo di ascoltare questa necessità, autorizzandosela e di viverla come un atto di cura verso sé stessi.

Significa trovare un tempo e uno spazio dove costruire nuovi significati per stare nel mondo, anche in un mondo dove è arrivata una situazione di primo acchito solo negativa e non cercata né voluta.

Significa condividere stati emotivi, ricevere supporto psicologico e affrontare con maggior consapevolezza la propria sofferenza e il proprio disagio.
 

Un suggerimento per le persone anziane…

In questa emergenza sanitaria la fascia di popolazione sicuramente più colpita dal virus è quella degli anziani. Ovviamente non solo quelli istituzionalizzati (come diverse vicende di cronaca hanno testimoniato), ma anche quelli che vivono da soli o in famiglia.

La fragilità nell’anziano non ha a che vedere solo con l’aumentato rischio di eventi negativi tra cui mortalità, disabilità e aggravamento delle condizioni generali, ma anche con la fragilità psico-sociale che viene aggravata da questa pandemia: la solitudine dell’anziano, infatti, ha conseguenze anzitutto pratiche, quali quelle della gestione delle vicende domestiche e la totale mancanza dei consueti contatti che migliorano la vita delle persone.

Alcuni dei miei pazienti più anziani hanno vissuto la possibilità di tornare a frequentare la Messa oppure il potersi incontrare di nuovo al bar insieme agli amici di sempre come una grandissima fortuna ritrovata. Ovviamente sempre con grande cautela ed attenzione.

Un altro importante argomento riguarda l’utilizzo dei mezzi tecnologici per sconfiggere la solitudine. Gli anziani forse erano meno preparati a sfruttare pienamente le tecnologie (rispetto, per esempio, agli studenti che hanno fatto della didattica a distanza la loro quotidianità): ecco perché diventa particolarmente importante il supporto dei caregiver e dei familiari per creare quella rete fatta di contatti, virtuali e non, che possano anche aiutare l’anziano ad accostarsi alla tecnologia in modo costruttivo.
 

E per concludere… come affrontare le vacanze? E per chi rimane in città, quali consigli si sente di dare?

In entrambe le situazioni la cosa più banale ma che mi sembra possa rappresentare il consiglio più significativo, è quello di imparare a convivere con il Covid-19 utilizzando le ormai note misure di protezione e sicurezza: distanza, mascherine, lavare spesso le mani, evitare assembramenti.

E poi informarsi. Chi viaggia potrà ricevere eventuali dettagli dalle agenzie di viaggi o dalle strutture turistiche che avranno adottato le misure di prevenzione in conformità alle indicazioni contenute nei protocolli e linee guida emanati dalle competenti Autorità nazionali e/o internazionali.

Importante risulta sempre verificare, sui siti ufficiali delle singole strutture ricettive e sui siti istituzionali delle singole Regioni di riferimento, le misure di protezione anti Covid-19 specificatamente adottate.

Chi invece rimarrà a casa questo potrebbe essere un periodo in cui avere più tempo da dedicare a se stessi ed investire il proprio tempo in nuovi progetti o attività. O far fruttare le magari nuove conoscenze informatiche per partecipare a visite virtuali di musei o spettacoli. Oppure ancora per praticare attività fisica ed esercizi di rilassamento.

 

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